ALITALIA : CHE FARE?
In questi giorni si torna
a parlare insistentemente di Alitalia. Quante pagine sono state scritte sulle tristi
vicende della compagnia di bandiera? E quante volte si è ricominciato da capo?
Cosa potrebbe fare lo Stato? O
meglio, cosa non dovrebbe fare? Non dovrebbe permettere a una società di accumulare
perdite per miliardi di soldi pubblici dispersi in tanti anni fino ai nostri
giorni….. ed oltre a danno di tutti i contribuenti. Questo succede quando la
politica non sa indicare una strategia appropriata nel settore industriale e
non tiene conto delle molte competenze che si trovano sia dentro che fuori dalle
aziende in crisi. Periodicamente addirittura pensa alla nazionalizzazione con
tutte le conseguenze che ne derivano. Al più forse una partecipazione potrebbe
essere ipotizzabile.
Dobbiamo constatare che molte aziende
partecipate dallo Stato vanno bene, anche se possiamo ipotizzare che i buoni
risultati siano propiziati dal fatto che il socio pubblico se ne stia alla
larga dalla gestione dell’azienda. Le aziende private o pubbliche che funzionano
sono quelle che hanno fatto piani anche difficili da accettare ma che hanno adottato
strategie vincenti a breve, medio e lungo termine.
Sorge il dubbio che la politica di
questi ultimi anni abbia preferito invece minimizzare il grave problema del
debito pubblico spendendo soldi senza freno quando le occasioni risolutive non
sono mancate come ad esempio Air France-Klm ed Etihad. In tempi più recenti
Delta (forse la prima compagnia al mondo), Lufthansa (che ha rilanciato la
Swissair e la Sabena).
Ancora una volta si prospetta il “principio”
che le aziende vadano salvate senza alcun intervento risolutivo ma solo per mantenere
consenso mentre andrebbero salvate perché in grado, debitamente ristrutturate, di
stare sul mercato. I Politici dovrebbero tenere conto delle regole elementari e
basilari dell’economia altrimenti danno ai lavoratori illusioni quando dovrebbero
ricevere assistenza e formazione per orientarli verso impieghi sicuri.
Concludo citando il
ministro dello sviluppo economico che in commissione Industria del Senato ha affermato
«Ovviamente in questo momento la soluzione di mercato non c’è».
E’ quell’ ”ovviamente” che
preoccupa e non fa ben sperare. Ma mi rimproverano di essere a volte un po’
troppo pessimista. Vedremo.
Nando
Brutte e costose faccende italiane. Il mio pensiero l'ho postato su FB. Che dire altro......... Ovviamente!
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