venerdì 15 marzo 2019

Casi che possono capitare.
Per saperne di più. Dal sito "Brocardi".

Aree di sosta a pagamento e prevalenza della segnaletica verticale

Aree di sosta a pagamento e prevalenza della segnaletica verticale
Secondo la Cassazione la segnaletica orizzontale svolge funzione solo integrativa dei segnali verticali.
In materia di sosta a pagamento, le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono rispetto a quelli orizzontali. Lo ribadisce la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 6398 del 5 marzo 2019. Si tratta di un principio consolidato, che trova il proprio fondamento nell’art. 38 del C.d.S., comma 2.
Ai sensi della predetta norma, la segnaletica stradale si divide nei seguenti gruppi:
a) segnali verticali;
b) segnali orizzontali;
c) segnali luminosi;
d) segnali ed attrezzature complementari.
Per il secondo comma della disposizione, le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali.
La Cassazione ha così respinto il ricorso di un automobilista, che aveva impugnato in sede di legittimità la sentenza emessa in grado di appello dal Tribunale, con cui era stata confermata la sentenza del Giudice di Pace di rigetto dell’opposizione a verbale di contestazione per mancata esposizione del tagliando di pagamento.
La Suprema Corte, in particolare, ha precisato che la segnaletica orizzontale di delimitazione degli stalli, all'interno delle aree di sosta a pagamento, ha una funzione soltanto integrativa rispetto ai segnali verticali.
Infatti i segnali orizzontali sono obbligatori solo quando gli stalli siano disposti a spina di pesce o a pettine.
Nel caso di specie, peraltro. era stata rilevata la presenza di idonea segnaletica verticale, recante l'indicazione degli orari di sosta e delle tariffe; il Tribunale aveva correttamente ritenuto che ciò fosse sufficiente a segnalare che il parcheggio era a pagamento, non rilevando l'assenza di delimitazione degli stalli con le apposite strisce, poiché si trattava di stalli paralleli all'asse stradale per i quali l'art. 149 Reg. att. C.d.S., comma 2, non prevede l'obbligo di delimitazione.
La Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha respinto anche un ulteriore motivo di impugnazione, relativo alla questione della mancanza, nella copia del verbale notificato, dell’attestazione di conformità all’originale.
Infatti, secondo altro principio costantemente affermato dalla giurisprudenza, nel caso in cui il verbale sia redatto mediante sistema meccanizzato o di elaborazione, il "modulo prestampato" notificato al trasgressore, pur recando unicamente l'intestazione dell'ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge al secondo originale o alla copia autenticata del verbale ed è, al pari di questo, assistito da fede privilegiata.

domenica 10 marzo 2019

Italia-Cina Marzo 2019



Un interessante aggiornamento di economia 
tratto dal "Sole 24 Ore"

10 marzo 2019








L’ACCORDO CON PECHINO

Italia-Cina, la via della Seta spaventa la Ue


Una vista aerea del porto di  Qingdao (Afp)

Una vista aerea del porto di Qingdao (Afp)






Corsia preferenziale per l’export, o «cavallo di Troia» della Cina in Europa? Sono le due interpretazioni che si scontrano sulla scelta dell’Italia, annunciata dal premier Giuseppe Conte, di firmare un accordo quadro per il cosiddetto Belt and Road global investment drive: il maxi-progetto infrastrutturale di Pechino per collegare la Cina a un circuito di decine di paesi nel mondo, fra Asia, Africa e, appunto, Europa. Il premier ha confermato l’anticipazione rilasciata al Financial Times dal sottosegretario Michele Geraci, convinto che si sarebbe arrivati a un’intesa entro la visita del 22 marzo del presidente cinese Xi in Italia. Aveva ragione.


L’Italia è il primo paese del G7 a dare il suo assenso al programma, guardato con sospetto dal resto della Ue e gli Stati Uniti. Diversi paesi europei, a cominciare da Francia e Germania, temono che la nuova «via della seta» finisca per intensificare le influenze cinesi sul mercato europeo, favorendo le aziende cinesi e quel meccanismo di «rapina tecnologica» (acquisire imprese Ue per sottrarne i brevetti) che fa irritare le istituzioni comunitarie.


Visto da Roma, l’obiettivo è di accapparrarsi una nuova leva per le esportazioni di prodotti italiani in Cina. Visto da alcuni occhi a Bruxelles, l’Italia è finita nel mirino del gigante asiatico perché giudicata l’anello debole della catena Ue, il mercato più facile da penetrare per espandersi nel resto del Continente (e seminare qualche frizione in più nell’Unione in vista del voto di maggio alle Europee).

La commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom (Epa)

La commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom (Epa)






Bruxelles sta cercando di impostare una linea unitaria in vista del summit bilaterale del 9 aprile con Pechino, quando l’Europa tenterà di presentarsi con una posizione condivisa sul tema degli investimenti cinesi in Europa. Il tutto senza alienarsi gli Stati Uniti di Donald Trump, dopo i vari tentativi di ricucire con Washington attuati dalla commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom (foto).


Non aiuta, in questo senso, l’atteggiamento fin troppo accomodante mostrato dal nostro esecutivo su un’altra questione vitale negli equilibri internazionali: il 5G. Il governo italiano, almeno in quota Cinque stelle, ha aperto senza troppi dubbi alla partecipazione del colosso nazionale Huawei nelle aste per le reti di quinta generazione, le «autostrade» che faranno scorrere le comunicazioni mobile del futuro. L’episodio ha provocato un nuovo litigio con la Lega, per una volta allineata all’Europa nello scetticismo sull’ingresso di Pechino nella partita.

lunedì 4 marzo 2019

Villa Della Porta Bozzolo




Stiamo organizzando una visita guidata presso la 
Villa Della Porta Bozzolo di Casalzuigno (VA).
Una dimora di campagna nel Cinquecento, fastosa residenza estiva nel Settecento, che racconta la storia di una ricca famiglia lombarda, tra saloni affrescati in stile rococò e uno scenografico e monumentale giardino all’italiana.
La data della visita sarà prevista per la metà di Aprile. Seguiteci su questo blog e sui Social per i dettagli.





Lettera di Delvis Valbonesi al Giornalista e Scrittore Paolo Mieli


Delvis Valbonesi ha dedicato molto del Suo tempo allo studio di alcuni eventi storici localizzabili sul nostro territorio ed in particolare collocabili sulle sponde del nostro Ticino ed aree circostanti.
Con il Suo scritto intende chiarire con Paolo Mieli alcuni punti che potrebbero avere diverse interpretazioni e ricostruzioni storiche. Rispettosi del nostro mandato, diamo spazio a Delvis, così come ad ogni altro disciplinato interlocutore, per esporre le proprie tesi.
Buona lettura.
 
From: DELVIS VALBONESI <valbonesi2@gmail.com>
Date: lun 31 dic 2018 alle ore 09:49
Subject: CONSIDERAZIONI TOPOGRAFICHE BATTAGLIA DI TORNAVENTO
To: <p.mieli@rcs.it>

Egregio Dott, Paolo Mieli
Le scrivo a proposito del suo articolo “La Battaglia Dimenticata” (Tornavento) in data 11 dicembre 2018.
E’ mia opinione che quanto scritto su questa battaglia, con riferimento al luogo in cui fu combattuta, non sia esatto.  Nel libro “Il TICINO strutture storia e società nel territorio tra Oleggio e Lonate Pozzolo”,  Guido Amoretti nel brano “Strategia e Tattica” scrive: “è indubbio che il massimo vantaggio possibile si cercò di trarlo dall’alveo del Pan Perdù che, osservando una cartina prospettica d’epoca aveva un tracciato assai più lungo di quanto si possa scorgere oggi sul terreno e passava tra le case di Tornavento e la brughiera”.
I Cartografi Teresiani hanno confuso il fosso della Cerca con il Naviglio del PanPerduto, influenzando tutti coloro che hanno scritto di questa battaglia, compreso il Prof. G. Hanlon.  Il fosso della Cerca è stato scavato dai milanesi dopo la battaglia di Legnano, probabilmente dai Della Torre, il loro intento era quello di poter irrigare la brughiera e mettere in comunicazione il torrente Strona con il torrente Arno (Arnetta);  il fosso si trova ad un’altitudine di 50 m.s.l.m. in più rispetto al Ticino.
Altro fosso che viene chiamato Pan Perdù è il cavo fallato o fosso sbagliato, come lo ha chiamato l’Ing. G.Bruschetti, esso, la cui concessione Ducale risale al 1482, è stato scavato fino ad Arconate partendo da Nosate, il progetto prevedeva la sua estensione fino a Parabiago, nel vano tentativo di convogliare l’acqua dell’Arnetta.  In una mappa militare austriaca del 1823 è descritto come “antico alveo del fosso del Pan Perdù”. È  facile accertare che tale fosso sia molto distante dalla rapida che ha dato il nome alla diga e al territorio circostante, le rapide erano 20 e quasi tutte hanno valore toponomastico. In questo fosso si è trincerato il Crèquy mentre il Leganès era schierato tra Castano Primo e Nosate. Il Marchese verso sera richiamò le sue truppe in Abbiategrasso senza mai combattere.
Il Naviglio del PanPerduto tuttora in parte presente nel territorio di Maddalena(fraz. di Somma L.do) è completamente ignorato, risale all’epoca Longobarda ed è il primo naviglio costruito in Europa, o almeno così affermano il Domenicano Leandro Alberti e il Gesuato Paolo Morigia. Naturalmente non esistono documenti che attestino la costruzione ordinata da un “ Re dei Longobardi”, ma esistono documenti del XV secolo  che conferiscono concessioni aurifere nel luogo dell’Antico Naviglio sito in PanPerduto. Molto interessante è un documento spagnolo del 15 giugno 1636, sette giorni prima della battaglia dove si cita il “Navillo trassado antiguamente”, tali documenti confermano che il Naviglio del PanPerduto è più antico del Naviglio Grande. Nel giugno di quest’anno e nel giugno del 2017 ho tenuto due conferenze spiegando il motivo della costruzione di questo canale.  Inoltre nessuno storico ha preso in considerazione quanto scritto dal  Cancelliere del Luogo Pio della Misericordia, Notaio Antonio Pietro Calco: domenica 22 giugno 1636  “alle ore 21 giunge a Milano la notizia della rotta inflitta ai francesi presso il PanPerduto presso Somma con grande mortalità.”
                                                               
Questi sopra riportati sono frammenti di alcuni miei scritti ed appunti di alcune delle conferenze da ma tenute in merito all’antico canale del Pan Perduto ed al meraviglioso Ticino, le cui acque hanno reso possibile, nei secoli, la vita nei luoghi a me cari ed ai quali ora mi dedico non più da sportivo, ma da cultore.
Tali frammenti e considerazioni, bibliograficamente sostenuti da numerosi tomi e scritti d’epoca, valgono a dimostrare, nel mio personale “studio”, che il Canale del Pan Perduto è più antico del Naviglio Grande, che La Battaglia venne combattuta su più fronti, che i suoi sviluppi e soprattutto le sue conseguenze furono molto più complessi e drammatici di come riportato dalla più accreditata cronistoria.
Certo di un Suo interesse in qualità di storico e di un Suo gentile riscontro le porgo i miei più cordiali saluti, rendendomi fin da ora disponibile ad offrire maggiori riscontri in merito a quanto in questa breve missiva sostenuto.
Cordialità
Delvis Valbonesi