domenica 10 marzo 2019

Italia-Cina Marzo 2019



Un interessante aggiornamento di economia 
tratto dal "Sole 24 Ore"

10 marzo 2019








L’ACCORDO CON PECHINO

Italia-Cina, la via della Seta spaventa la Ue


Una vista aerea del porto di  Qingdao (Afp)

Una vista aerea del porto di Qingdao (Afp)






Corsia preferenziale per l’export, o «cavallo di Troia» della Cina in Europa? Sono le due interpretazioni che si scontrano sulla scelta dell’Italia, annunciata dal premier Giuseppe Conte, di firmare un accordo quadro per il cosiddetto Belt and Road global investment drive: il maxi-progetto infrastrutturale di Pechino per collegare la Cina a un circuito di decine di paesi nel mondo, fra Asia, Africa e, appunto, Europa. Il premier ha confermato l’anticipazione rilasciata al Financial Times dal sottosegretario Michele Geraci, convinto che si sarebbe arrivati a un’intesa entro la visita del 22 marzo del presidente cinese Xi in Italia. Aveva ragione.


L’Italia è il primo paese del G7 a dare il suo assenso al programma, guardato con sospetto dal resto della Ue e gli Stati Uniti. Diversi paesi europei, a cominciare da Francia e Germania, temono che la nuova «via della seta» finisca per intensificare le influenze cinesi sul mercato europeo, favorendo le aziende cinesi e quel meccanismo di «rapina tecnologica» (acquisire imprese Ue per sottrarne i brevetti) che fa irritare le istituzioni comunitarie.


Visto da Roma, l’obiettivo è di accapparrarsi una nuova leva per le esportazioni di prodotti italiani in Cina. Visto da alcuni occhi a Bruxelles, l’Italia è finita nel mirino del gigante asiatico perché giudicata l’anello debole della catena Ue, il mercato più facile da penetrare per espandersi nel resto del Continente (e seminare qualche frizione in più nell’Unione in vista del voto di maggio alle Europee).

La commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom (Epa)

La commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstrom (Epa)






Bruxelles sta cercando di impostare una linea unitaria in vista del summit bilaterale del 9 aprile con Pechino, quando l’Europa tenterà di presentarsi con una posizione condivisa sul tema degli investimenti cinesi in Europa. Il tutto senza alienarsi gli Stati Uniti di Donald Trump, dopo i vari tentativi di ricucire con Washington attuati dalla commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom (foto).


Non aiuta, in questo senso, l’atteggiamento fin troppo accomodante mostrato dal nostro esecutivo su un’altra questione vitale negli equilibri internazionali: il 5G. Il governo italiano, almeno in quota Cinque stelle, ha aperto senza troppi dubbi alla partecipazione del colosso nazionale Huawei nelle aste per le reti di quinta generazione, le «autostrade» che faranno scorrere le comunicazioni mobile del futuro. L’episodio ha provocato un nuovo litigio con la Lega, per una volta allineata all’Europa nello scetticismo sull’ingresso di Pechino nella partita.

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